CAPRETTE E PECORE NEL GIARDINO? ECCO COSA FARE

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ovicaprini

Nei nostri territori sempre più persone si avvalgono di piccoli ruminanti (pecore e caprette) per tenere puliti e gestire spazi verdi non facilmente accessibili, facendo assumere a questi animali non un ruolo di “produzione di alimenti”, ma piuttosto “di servizio”, con gestioni quotidiane più vicino all’animale d’affezione che all’animale da reddito, che comunque per legge rimane tale. Come per ogni altro animale bisogna però sapere di quali informazioni base è necessario essere in possesso e come garantire la salute di questi nostri amici tanto utili.

Da diversi anni, aggirandoci per diverse vie delle nostre comunità della Valle Seriana, è facile imbattersi nella presenza di piccoli ruminanti (per lo più caprette tibetane e/o piccole pecore), che non assumono nessuna attitudine produttiva (carne o lana), ma fungono quasi esclusivamente da veri e propri “giardinieri”: hanno la principale funzione di mantenere puliti e tosati giardini o pezzi di terreni incolti e scoscesi.

Premetto che, a differenza dei vari animali di affezione (cani, gatti, furetti, ecc) dove è sufficiente l’iscrizione ad una anagrafe regionale, la detenzione di piccoli ruminanti soggiace sempre ad una particolare legislazione riguardante gli animali che producono alimenti e che prevede un controllo stretto da parte dei veterinari pubblici (ASL) e perciò una registrazione presso questo ente dei soggetti detenuti con relativa detenzione di appositi registri (semplici ma obbligatori), l’identificazione mediate marca auricolare dell’animale e una visita programmata del veterinario ASL per un prelievo.

Detto questo, a parte le piccole incombenze legali per nulla onerose, niente impedisce a chicchessia di detenere nel proprio giardino privato questo tipo di animali, che essendo animali estremamente rustici, hanno bisogno di poche attenzioni, ma necessarie.

Innanzitutto è importante avere a disposizione un riparo coperto, asciutto e accogliente dove sia possibile avere un giaciglio fatto di paglia, uno o più abbeveratoi e una mangiatoria con a disposizione sempre del fieno di buona qualità. Una volta assicurato questo, per le capre l’alimentazione principale sarà composta da germogli, foglie, roveti, cortecce degli alberi ed essenze foraggere spontanee a terra; mentre nel caso di pecore l’alimentazione principale sarà data dal foraggio che bruca da terra. Gli alimenti concentrati dati come integratori vanno limitati nei periodi di poca disposizione di alimento o di particolare necessità energetica: allattamento, gestazione, ecc. ma sempre con molta cautela e mai come alimento principale.

Dal punto di vista sanitario le principali problematiche sono di natura parassitaria, di natura alimentare/metabolica ed infettive.

Senza dilungarsi nella lista dei parassiti che colpiscono i nostri amici “giardinieri”, mi preme solo indicare che si dividono in due grandi categorie: quelli interni (per lo più nelle vie gastroenteriche e in quelle respiratorie) e quelli esterni (sulla cute o nel naso). I sintomi più evidenti per quelli interni sono un dimagramento lento e costante, diarrea o feci “agglomerate”, stanchezza e mucose pallide. Per quelli esterni invece è possibile vedere il vello rovinato, la presenza di forfora e croste e a volte delle aree alopeciche senza pelo e con presenza di essudazioni umide. In entrambi i casi è sempre necessario una buona pulizia e disinfezione della lettiera ed un trattamento da parte del veterinario per diagnosticare il tipo di parassita responsabile e la somministrazione o prescrizione del farmaco più adeguato. Come profilassi è sempre consigliato un trattamento all’inizio della primavera, prima dell’inizio della stagione del pascolo e una autunnale prima dell’inverno. A questi si aggiunge un trattamento per i nuovi nati intorno 4 settimane dalla nascita.

capre

 

Rispetto alle patologie di natura metabolico/alimentare, tenendo in considerazione che questi nostri amici sono dei ruminanti, è necessario sapere che diete troppo sbilanciate verso sostanze fermentescibili (granaglie, fioccati, ecc) possono produrre diarree e situazioni di acidosi che si osservano con tremori, inappetenza, gonfiori, diarrea e spesso con incapacità di rimanere in stazione, fino a vere e proprie paralisi con testa reclinata all’indietro e arti estesi. Quest’ultimo caso è molto grave e segna spesso la presenza di compromissioni del sistema neurologico centrale. Anche in questi casi è sempre necessario l’intervento del veterinario che può cercare di correggere il problema insorto e dare indicazioni di gestione alimentare.

Rispetto infine alle problematiche infettive, i problemi più frequenti sono quelli delle infezioni polmonari, che si possono risolvere solo dietro trattamenti con opportune terapie antibiotiche eseguite dal veterinario o forme di infezioni gastroenteriche emorragiche che possono essere prevenute attraverso una vaccinazione apposita. Tutte le altre patologie infettive, magari anche causa di aborti o con vescicole alla bocca vanno tempestivamente segnalate al Servizio Veterinario Pubblico.

Concludo indicando che anche questi piccoli amici possono avere problemi riproduttivi e nel caso di una difficoltà di parto è sempre possibile ricorrere ad un parto cesareo eseguito anche “in campo”.

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